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IL LIBRO, LA STAMPA E LA RIFORMA PROTESTANTE

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32)

di Noemi Di Marco

Il libro, in tutti i suoi generi, ha tracciato un percorso evolutivo che si intreccia con quello dell’umanità. Dal rudimentale supporto di corteccia al prezioso manoscritto degli scriptorium medievali, fino al pratico tascabile e all’e-book contemporanei, esso ha sempre rappresentato uno strumento di espressione e conoscenza.

La sua etimologia latina, liber, che significa “libero”, evoca un ricco repertorio di significati: sapere, storia, cultura, tradizione, libertà ed emancipazione. Sebbene l’origine del termine rimandi alla corteccia interna degli alberi, un supporto primitivo per la scrittura, nel tempo esso ha acquisito un significato più ampio, diventando un simbolo della libertà di espressione.

Oggi, a causa del consumismo, il libro si è trasformato in un oggetto materiale, stimato al pari di altri, ma la sua essenza rimane quella di custodire la conoscenza e la cultura. La sua evoluzione continua a riflettere le trasformazioni culturali e sociali, mantenendo vivo il suo ruolo di emancipazione e progresso. Nel corso della storia dell’umanità, difatti, il libro ha svolto un ruolo dominante nell’alimentare dibattiti, stimolare la critica e plasmare l’identità popolare. In un’epoca come la nostra, caratterizzata da ritmi frenetici, dove la rapidità e il potere delle immagini dominano la nostra vita, il libro si erge come un’ancora di salvezza, un invito a custodire e valorizzare il potere del pensiero critico e della libertà di espressione.

A tal proposito, la Riforma Protestante, guidata da illustri figure come il monaco Martin Lutero, rappresenta un esempio eclatante di come un libro, in particolare la Bibbia, possa diventare un simbolo di verità liberatrice. Essa ha reso il sacro testo accessibile a tutti, superando le limitazioni imposte da una ristretta cerchia di dotti e religiosi. In tal senso, la riforma ha democratizzato la conoscenza religiosa, permettendo a un numero sempre maggiore di persone di leggere in autonomia e interpretare le Sacre Scritture, contribuendo così a un profondo cambiamento culturale e sociale. A circa cinque secoli di distanza, infatti, possiamo ancora sentire l’eco di un mutamento che ancora oggi segna l’identità europea.

Facciamo un passo indietro. Prima della Riforma Protestante, l’Europa era caratterizzata da una forte centralità della Chiesa Cattolica, unica intermediaria tra Dio e l’uomo, e la sua autorità era indiscussa. Nel corso del XV secolo, iniziarono a emergere segni di malcontento nei confronti della corruzione e di pratiche discutibili all’interno del mondo religioso. Il 31 Ottobre del 1517, con l’affissione delle 95 tesi al portale della chiesa di Wittenberg, Lutero denunciava apertamente la corruzione ecclesiastica dando inizio alla Riforma Protestante.

Ad animare questa riforma c’era la convinzione che le Sacre Scrittura dovessero essere tradotte in lingue vernacolari, rendendo quel prezioso libro accessibile alle persone di ogni estrazione sociale. Lutero sosteneva con fervore che la verità contenuta  nelle Sacre Scrittura avesse il potere di liberare gli individui dalle catene dell’ignoranza e della superstizione, esempi ne sono la predicazione della salvezza per grazia e contro la pratica delle indulgenze. Testimonianza ne è il ritornello che i domenicani, guidati  dal frate Johann Tetzel, ripetevano alle folle: “Appena la moneta tintinna nella cassa, l’anima dal Purgatorio passa!”. Secondo Lutero, la vera e autentica remissione (vd. tesi 36 e 37) “è data a piene mani da Dio stesso, come insegna la Bibbia… non è rappresentata dai salvacondotti venduti dai domenicani, ma dal perdono gratuito di Dio: la vera indulgenza è la croce di Cristo”.

La traduzione della Bibbia in volgare tedesco da parte di Lutero rappresentò, in pochi anni, un passo fondamentale verso la democratizzazione della fede, consentendo a ogni credente di confrontarsi direttamente con la Parola di Dio, senza intermediari. L’accesso diretto alla Bibbia promuoveva una fede più genuina e incoraggiava a una responsabilità personale nella lettura del testo sacro. Da qui, deriva un’etica che muta il significato della “vocazione” – in tedesco, beruf – che l’uomo riceve direttamente dall’alto e che esercita nel posto che occupa nella società (famiglia, chiesa, lavoro), in accordo con l’ordine stabilito da Dio (vd. “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, Max Weber). Da quella presa di coscienza in poi, difatti, la verità biblica non sarebbe stata più un privilegio riservato a pochi, ma un diritto universale, capace di ispirare la ricerca personale della salvezza in Cristo.  

Tuttavia, è bene sottolineare la complessità del contesto sociale del tempo: l’Europa, nel cuore di una crescente urbanizzazione, stava assistendo al sorgere della classe borghese – che metteva sempre più in discussione l’autorità tradizionale della Chiesa. Le idee riformatrici di Lutero, come quelle di Calvino e Zwingli, trovarono terreno fertile in un contesto in cui il popolo cercava risposte vere a interrogativi esistenziali e spirituali.

Eppure, come poteva questo messaggio di libertà arrivare a un pubblico vasto e poco istruito? La risposta sta proprio nella stampa. In una piccola bottega di Magonza, a Francoforte, Johannes Gutenberg aveva inventato una nuova e moderna tecnica di stampa, quella dei caratteri mobili. Essa aveva aperto le porte a una futura produzione di libri in grande quantità e a costi relativamente più bassi. Proprio in quella bottega di Magonza, tra il 1452 e il 1455, fu stampata la “Bibbia a 42 linee”, il primo libro stampato al mondo. Sfruttando il potenziale di questa invenzione rivoluzionaria, le 95 tesi di Lutero furono ben presto stampate e diffuse in tutta Europa, così come i suoi sermoni e i commenti alla Bibbia. Gli scritti di Lutero circolarono in Germania in migliaia di copie, dando vita a un dibattito pubblico parallelo al mondo accademico e religioso. La stampa permise di portare le questioni religiose nelle piazza, per le strade, coinvolgendo le persone comuni.

Questo fenomeno consentì a nuove prospettive di emergere e sfidare l’autorità tradizionale. La stampa non soltanto facilitava la diffusione della Bibbia, ma diventava essa stessa uno strumento di libertà.

La parola stampata divenne l’arma più potente nella lotta per la riforma della Chiesa. Volantini e pamphlet circolavano per le città, le piazze, le campagne, i mercati, e anche le persone più umili potevano ora accedere alle Sacre Scritture in una lingua a loro comprensibile e confrontarle con gli insegnamenti tradizionali impartiti. Il processo fu inarrestabile, con la traduzione del Nuovo Testamento del 1522 di Lutero, e a seguire l’Antico Testamento e altri testi religiosi, la Bibbia divenne il libro più letto in Europa.

La libertà di accesso alla lettura della Parola consentiva a ciascun individuo di confrontarsi personalmente con le verità bibliche, in linea con il principio dichiarato da Gesù stesso: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32).

Per concludere, la riforma, alimentata dall’innovazione della stampa, ha avuto un impatto profondo e irreversibile sulla fede e sulla cultura. Attraverso la traduzione e la stampa della Bibbia, i protestanti hanno sfidato le convinzioni religiose del tempo in nome di un libro che avrebbe liberato l’individuo dall’ignoranza e dalla superstizione. La situazione sociale del tempo, le figura carismatica di Lutero e l’avvento della stampa furono la combinazione perfetta per un cambiamento radicale, che avrebbe cambiato per sempre le sorti dell’Europa.

Oggi, possiamo rintracciare nell’eredità della Riforma Protestante non soltanto un cambiamento religioso, ma anche un evento che ha radicalmente mutato l’accesso alla conoscenza e alla libertà, rendendo il libro un simbolo di emancipazione: non più un semplice supporto per la scrittura, ma un mezzo potente per dare voce.  

 

Noemi Di Marco


 

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